• img-book

    Tawada Yōko

ISBN: 9788865643396

Gli ultimi bambini di Tokyo

di: Tawada Yōko

un Giappone devastato da un disastro nucleare, rimane un barlume di speranza e un gioioso invito alla resistenza.

Autore
avatar-author
Tawada Yōko è una delle autrici contemporanee più unanimemente apprezzate a livello internazionale. Nata a Tokyo nel 1960, ha ricevuto i più importanti riconoscimenti della critica in Giappone, ma anche in Germania, sua patria d’elezione dove vive dagli anni Ottanta; arrivata in Europa a bordo della Transiberiana, ha portato con sé come bagaglio il suo interesse per la letteratura russa e il suo sguardo inusitato e ironico sulla realtà. Da ormai trent’anni Tawada declina la propria ispirazione in una vastissima produzione bilingue, giapponese e tedesca: è difatti autrice di un corpus considerevole di testi che spaziano dalla poesia agli scritti per il teatro, ma soprattutto fiction nelle forme del racconto breve, romanzo e prosa poetica. Gli ultimi bambini di Tokyo è il primo romanzo di Tawada tradotto dal giapponese a comparire in italiano; la traduzione inglese le è valso nel 2018 il prestigioso National Book Award negli Stati Uniti.
Libri di Tawada Yōko
Dettagli

traduzione dal giapponese di Caterina Mazza

Il Giappone ha chiuso i propri confini separandosi dal mondo, dopo aver subito un enorme disastro nucleare che ha compromesso irrimediabilmente la salubrità del suolo e dei mari che lo circondano. Isolati in questa realtà postatomica senza contatti con l’esterno, i bambini nascono con corpi deboli e deformi mentre gli anziani sembrano destinati a non dover subire alcun logoramento fisico o malattia. Mumei è uno scolaro fisicamente fragile, ma dotato di uno spirito acuto, spensierato e resiliente; come tutti i bambini nati dopo il disastro ha i capelli già grigi, ma è incredibilmente compassionevole e saggio, libero da autocommiserazione o pessimismo. Vive con suo nonno Yoshiro che si prende cura di lui con costante dedizione. La generazione di Yoshiro è responsabile degli errori che hanno portato il paese alla catastrofe, ma i bambini sono gli “emissari” che traghetteranno il Giappone verso “la bellezza del tempo che deve ancora venire”.

Tawada ribalta abilmente i presupposti di uno scenario distopico postatomico riuscendo a creare un romanzo pieno di luce, che parla al nostro presente del nostro futuro.

«Tawada non evoca mai esplicitamente il disastro di Fukushima, ma gli “adattamenti ambientali” che presenta nel racconto pongono quesiti aperti che appartengono senza dubbio al nostro tempo. In risposta, Tawada presenta una nuova epoca in cui i codici (genetici, linguistici) su cui il nostro mondo è costruito sono ormai in frantumi, le loro sequenze confuse e le mutazioni che ne conseguono danno vita a una realtà che è sia familiare sia onirica». The White Review