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    Mishima Yukio

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Mishima Yukio (1925-1970) è uno dei maggiori scrittori del Novecento, famoso in Giappone ma anche all’estero, dove molte delle sue opere sono state tradotte e apprezzate. Elogiato per il suo talento e l’originalità dei suoi romanzi, più volte candidato al Nobel, Mishima si è imposto come scrittore di grande statura. Autore di romanzi, racconti, drammi teatrali, opere di critica e saggistica, poeta, oltre che attore di cinema di teatro, regista e sceneggiatore, Mishima ha dominato l’ambiente letterario giapponese dagli anni del dopoguerra in poi. Mishima morì nel suicidio rituale dei samurai, il seppuku, Tra le sue opere pubblicate in Italia: Morte di mezza estate e altri racconti, Il padiglione d’oro, L’età verde, Cavalli in fuga, Neve di primavera, Il tempio dell’alba, Confessioni di una maschera, La foresta in fiore, Musica, La spada, Lezioni spirituali per giovani Samurai.
Libri di Mishima Yukio
Dettagli

traduzione dal giapponese di Maria Chiara Migliore

Si tratta di una serie di articoli pubblicati su diversi giornali nipponici dal 1951 al 1967, nella quale Mishima mette in luce inaspettate doti di viaggiatore. Attraverso i suoi occhi il lettore occidentale riscopre in una prospettiva tutta orientale e mai banale l’America e l’Europa degli anni Cinquanta, il Brasile e l’India. New York l’imponente, dove nulla è più a misura d’uomo; il Brasile opulento che contrappone i grattacieli all’Amazzonia e non conosce il razzismo; i colori da cartolina delle Hawaii; l’Africa dei Caraibi tra i rituali di Haiti; la Grecia magnifica che lo fece innamorare; l’India della spiritualità e delle donne bellissime; l’Italia tra i colossi di Roma e la decadenza aristocratica e unica di Venezia; l’antipatia cronica per la Francia. Lontano dalla comune narrativa di viaggio, va tenuto conto della collocazione socio temporale della vicenda e della fonte. Spicca la voce di un Paese sconfitto di recente in guerra, reduce da un disastroso attacco atomico, coinvolto (per forza e per scelta) in un radicale processo di occidentalizzazione, in un periodo in cui era complesso per un giapponese avere la possibilità di recarsi all’estero. Questa pubblicazione – corredata
anche da diversi elzeviri scritti durante viaggi successivi – arriva dalla viva penna di Mishima e l’impronta è decisiva, vivida ancora in questa aggiornata traduzione a oltre cinquanta anni dalla sua morte.

Il testo non si concentra tanto sul viaggio, quanto su Mishima e il viaggio. Impossibile scindere i due elementi in un connubio inestricabile di immagini, ma anche di pensieri, di filosofia, di frequenti collegamenti a opere e autori radicati nel folto patrimonio culturale dello scrittore giapponese. A tratti poetico e a tratti conciso e tagliente, a volte diretto e a volte asciutto e criptico, l’universo di Mishima che esclude la narrativa è sfuggente e forse per questo sempre più attraente.

Se collezionate Mishima, questo volume, come la saggistica, è un modo per possedere non il solo scrittore, ma soprattutto l’uomo.

“La coppa di Apollo”

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